Assegno unico 2026: importi aggiornati, scaglioni ISEE e scadenze
Assegno unico 2026: cosa cambia con la circolare INPS n. 7
Con la circolare n. 7/2026 l’INPS ha aggiornato gli importi dell’assegno unico 2026 e ridefinito le soglie ISEE che determinano quanto arriva ogni mese sul conto delle famiglie con figli a carico. Non si tratta di una riforma dello strumento, introdotto ormai da tempo per sostituire le vecchie detrazioni e i bonus bebè, ma di un adeguamento numerico che comunque incide in modo diretto sulle cifre erogate e sulle scadenze da rispettare per non perdere quote di prestazione.
Il punto che merita attenzione riguarda soprattutto la parte procedurale: chi non aggiorna l’ISEE entro una certa data rischia di ricevere l’importo minimo invece di quello calcolato sulla propria reale situazione economica, con la possibilità però di recuperare la differenza attraverso gli arretrati se la dichiarazione arriva comunque entro il 30 giugno.
Gli importi ISEE aggiornati per il 2026
La rivalutazione degli importi segue il meccanismo ordinario legato all’inflazione, applicato ogni anno agli scaglioni ISEE che regolano l’assegno unico. In pratica le famiglie con indicatore più basso continuano a ricevere la cifra mensile più alta per figlio, mentre chi supera la soglia massima prevista riceve l’importo minimo garantito, indipendentemente dal reddito effettivo. Tra questi due estremi la prestazione scende in modo progressivo, scaglione dopo scaglione, man mano che l’ISEE cresce.
Restano confermate le maggiorazioni già note: quella per i figli successivi al secondo, quella per le famiglie numerose, quella per i genitori entrambi lavoratori e quella specifica per i figli con disabilità, calcolata con criteri differenziati in base alla gravità della condizione. A queste si aggiungono gli importi aggiuntivi per le madri under 21 e per i nuclei con figli di età compresa tra i 18 e i 21 anni ancora a carico, che l’INPS continua a erogare secondo gli stessi criteri degli anni precedenti, semplicemente aggiornati nell’ammontare.
La scadenza del 30 giugno e il recupero degli arretrati
Il punto più operativo della circolare riguarda i tempi. Chi presenta la Dichiarazione Sostitutiva Unica per il nuovo ISEE entro il 28 febbraio vede riconosciuto l’importo corretto già dalle mensilità di gennaio, senza soluzione di continuità. Chi invece arriva più tardi, ma comunque entro il 30 giugno, non perde il diritto agli arretrati: l’INPS ricalcola le mensilità già erogate al minimo e versa la differenza in un’unica soluzione, di norma nel mese successivo alla lavorazione della domanda.
Superata la scadenza di giugno, il discorso cambia. L’aggiornamento dell’ISEE resta comunque possibile in qualsiasi momento dell’anno, ma l’importo più alto decorre solo dal mese di presentazione, senza recupero delle mensilità già liquidate al minimo. È una distinzione che nella pratica pesa parecchio per le famiglie che, per ritardi nella raccolta della documentazione o per semplice disattenzione, finiscono per presentare la DSU a luglio inoltrato o più avanti.
Chi rischia di perdere l’importo pieno
Il caso più frequente è quello dei nuclei che nel 2025 avevano un ISEE valido, scaduto poi a fine anno senza rinnovo tempestivo. In assenza di un ISEE aggiornato l’INPS non interrompe l’erogazione dell’assegno, ma lo eroga comunque nella misura minima prevista, che per una famiglia con ISEE alto non fa differenza, mentre per chi avrebbe diritto a un importo più consistente rappresenta una perdita reale, anche se recuperabile entro giugno.
Va segnalato anche il caso delle famiglie con variazioni patrimoniali o reddituali significative nel corso dell’anno, ad esempio per la perdita del lavoro di uno dei genitori: in questi casi è possibile presentare un ISEE corrente, aggiornato più di frequente rispetto a quello ordinario, che tiene conto della situazione più recente e può far scattare un importo superiore già nei mesi successivi alla domanda.
Come funziona la domanda e chi ha diritto all’assegno unico
La domanda di assegno unico si presenta online tramite il sito INPS, con SPID, CIE o CNS, oppure tramite i patronati e i CAF convenzionati. Una volta accolta, la prestazione resta attiva senza bisogno di rinnovo annuale della domanda: quello che va rinnovato ogni anno è solo l’ISEE, se si vuole continuare a percepire l’importo calcolato sulla base del reddito familiare invece che quello minimo.
Hanno diritto all’assegno i nuclei con figli a carico fino ai 21 anni, a determinate condizioni per i figli maggiorenni (frequenza scolastica o universitaria, tirocinio, disoccupazione registrata, servizio civile), e senza limiti di età per i figli con disabilità. La misura spetta anche ai lavoratori autonomi, ai disoccupati e a chi non ha mai versato contributi, a differenza dei vecchi assegni familiari legati esclusivamente al lavoro dipendente.
Un tassello nel sistema di sostegno alle famiglie
L’assegno unico si inserisce in un pacchetto più ampio di misure a sostegno della genitorialità che comprende anche il congedo parentale, disciplinato da regole proprie su durata e retribuzione ma pensato per intervenire nella stessa fase della vita familiare in cui opera l’assegno mensile. Le due prestazioni non si escludono a vicenda e possono essere richieste in parallelo dagli aventi diritto.
Resta da capire quanti nuclei, tra quelli che ogni anno rinnovano l’ISEE in ritardo, riusciranno davvero a rispettare la finestra di giugno prima che la circolare produca i suoi effetti pratici sui prossimi cedolini.

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