Codice della Strada: guida completa a norme, sanzioni e ricorsi (aggiornata 2026)
Ricevere una multa può capitare a chiunque: ecco come orientarsi.
Hai appena ricevuto una multa e non sai se pagarla o contestarla. Oppure hai sentito parlare del nuovo Codice della Strada e vuoi capire cosa è cambiato davvero — e cosa rischi adesso. In entrambi i casi, sei nel posto giusto.
Il Codice della Strada italiano è uno dei testi normativi che tocca più da vicino la vita quotidiana dei cittadini: si applica ogni volta che metti in moto, ogni volta che parcheggi, ogni volta che attraversi una ZTL. Eppure è anche uno dei più fraintesi, spesso perché il linguaggio giuridico crea una distanza artificiale tra la norma e chi deve rispettarla.
Con la Legge 177/2024, entrata in vigore il 14 dicembre 2024, il Codice ha subito la riforma più significativa degli ultimi vent’anni: sanzioni più severe per chi usa il cellulare alla guida, nuove regole per i neopatentati, obblighi inediti per i monopattini elettrici, e una revisione profonda delle norme su alcol e stupefacenti.
Questa guida ti accompagna attraverso cinque blocchi tematici essenziali: la struttura del Codice e chi lo fa rispettare; le infrazioni più comuni e le sanzioni aggiornate; il funzionamento della patente a punti; cosa fare quando ricevi una multa; e come presentare un ricorso con concrete possibilità di successo. Tutto aggiornato alla normativa vigente, senza giri di parole.
Cos’è il Codice della Strada e come è strutturato
Il Codice della Strada non è un semplice elenco di divieti: è un testo normativo vivo, in continua evoluzione, che disciplina ogni aspetto della circolazione su suolo pubblico — dai diritti dei pedoni alle responsabilità dei costruttori di infrastrutture. La sua base giuridica è il Decreto Legislativo 285/1992, che ha sostituito il precedente codice del 1959 e che, dopo oltre trent’anni di aggiornamenti, rimane il riferimento centrale della disciplina della circolazione stradale in Italia.
Dal 1992 a oggi: una normativa che cambia con la società
Dal momento della sua entrata in vigore, il D.Lgs. 285/1992 ha subito decine di modifiche, spinto dall’evoluzione tecnologica, dal mutare delle abitudini di mobilità e dalla pressione delle statistiche sugli incidenti stradali. Le tappe più significative includono l’introduzione della patente a punti nel 2003, l’inasprimento delle norme sull’ebbrezza alla guida nel 2010 e la progressiva regolamentazione dei veicoli elettrici.

La Legge 177/2024 in Gazzetta Ufficiale, in vigore dal 14 dicembre 2024, rappresenta la svolta normativa più profonda da almeno vent’anni: non si limita a ritoccare le sanzioni, ma ridisegna interi istituti — dalla sospensione della patente alla gestione degli autovelox, fino alla responsabilità penale per chi abbandona animali in strada.
Chi fa rispettare il Codice della Strada
Conoscere quale organo ha accertato un’infrazione è il primo passo per capire come gestirla — sia che si voglia pagare, sia che si voglia contestare il verbale.
In Italia, il controllo della circolazione stradale è affidato a tre corpi principali, con competenze parzialmente sovrapposte ma geograficamente distinte.
La Polizia Stradale (Polstrada) opera prevalentemente su strade statali, autostrade e strade extraurbane principali. È il corpo specializzato per eccellenza: gestisce i rilievi degli incidenti gravi, i controlli sui veicoli pesanti e le postazioni autovelox sulle arterie a scorrimento veloce.
La Polizia Municipale — o Polizia Locale, nelle città che hanno unificato i corpi — ha giurisdizione nel territorio comunale. È l’organo che il cittadino incontra più spesso: presidia le ZTL, controlla la sosta, accerta le infrazioni nei centri abitati e gestisce le telecamere per le violazioni dei semafori rossi.
I Carabinieri intervengono su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alle strade provinciali e rurali. Hanno piena competenza per le violazioni al Codice della Strada e, in caso di incidenti con lesioni, affiancano la Magistratura nelle indagini.
Identificare correttamente l’organo accertatore è rilevante in pratica: il ricorso al Prefetto, ad esempio, va presentato all’ente che ha emesso il verbale — Prefettura competente per territorio — e i tempi di risposta variano sensibilmente tra i diversi corpi.
Le infrazioni più comuni e le relative sanzioni
Ogni anno in Italia vengono elevati decine di milioni di verbali. Conoscere le sanzioni previste per le infrazioni più frequenti — e capire cosa è cambiato con la Legge 177/2024 — è il modo più efficace per evitare brutte sorprese. In questa sezione trovi i numeri aggiornati, le tabelle di riferimento e le novità che cambiano concretamente il rischio per chi guida ogni giorno.
Eccesso di velocità
L’art. 142 del Codice della Strada disciplina i limiti di velocità e le relative sanzioni, che la Legge 177/2024 ha inasprito in modo significativo, soprattutto per le infrazioni più gravi commesse nei centri abitati.

| Superamento del limite | Sanzione (€) | Punti decurtati | Sospensione patente |
|---|---|---|---|
| 1–10 km/h | 42–173 | 0 | No |
| 11–40 km/h | 173–694 | 3 | No (sì se recidiva in 1 anno) |
| 41–60 km/h | 543–2.170 | 6 | Da 1 a 3 mesi |
| Oltre 60 km/h | 845–3.382 | 10 | Da 6 a 12 mesi |
Novità rilevanti della Legge 177/2024:
- Recidiva in centro abitato: chi supera il limite di oltre 10 km/h in un centro abitato e commette la stessa infrazione una seconda volta nell’arco di un anno subisce la sospensione della patente anche per superamenti nella fascia 11–40 km/h.
- Regola anti-cumulo autovelox: se più autovelox dello stesso ente rilevano infrazioni sullo stesso tratto nella stessa finestra temporale, si applica una sola sanzione — la più grave, aumentata di un terzo. Questa norma riduce drasticamente le cosiddette “raffile” di multe sulle tratte attrezzate con postazioni ravvicinate.
Cellulare alla guida
Usare lo smartphone mentre si guida è oggi una delle infrazioni più sanzionate — e con la riforma del 2024 è diventata anche una delle più costose. L’art. 173 del Codice della Strada, aggiornato dalla Legge 177/2024, prevede sanzioni che scattano in modo automatico e progressivo.
La sanzione base per chi viene sorpreso con il cellulare in mano va da €250 a €1.000, con decurtazione di 5 punti dalla patente. Se l’infrazione viene accertata nuovamente entro due anni, la sanzione sale a €350–€1.400 e si aggiunge la sospensione della patente da 7 a 15 giorni.
La novità più rilevante riguarda l’art. 218-ter, introdotto dalla Legge 177/2024: chi commette l’infrazione con un saldo punti inferiore a 20 subisce una sospensione breve aggiuntiva della patente, da 7 a 15 giorni, indipendentemente dalla recidiva. In caso di incidente stradale contestuale, la durata raddoppia a 30 giorni. Per i neopatentati, ancora, la sospensione prevista dall’art. 218-ter viene ulteriormente raddoppiata.
Una frase che riassume la filosofia della riforma: chi guida con il cellulare in mano non rischia più solo una multa salata — rischia di rimanere a piedi.
Guida in stato di ebbrezza
L’art. 186 del Codice della Strada disciplina la guida in stato di ebbrezza alcolica e articola le sanzioni in tre fasce progressive, determinate dal tasso alcolemico rilevato dall’etilometro.

| Tasso alcolemico (g/l) | Sanzione pecuniaria (€) | Sospensione patente | Note |
|---|---|---|---|
| 0,5–0,8 g/l | 573–2.170 | 3–6 mesi | Solo sanzione amministrativa |
| 0,8–1,5 g/l | 800–3.200 + arresto fino a 6 mesi | 6 mesi–1 anno | Reato penale |
| Oltre 1,5 g/l | 1.500–6.000 + arresto fino a 1 anno | 1–2 anni | Reato penale, sequestro veicolo |
Novità Legge 177/2024 — alcolock per i recidivi: chi viene condannato per guida in stato di ebbrezza nella fascia media o grave e commette la stessa infrazione nel biennio successivo è soggetto all’obbligo di installare un dispositivo alcolock (codici europei 68 e 69) sul proprio veicolo per un periodo determinato dal giudice. Il dispositivo impedisce l’avviamento del motore se il conducente ha un tasso alcolemico superiore allo zero.
Tolleranza zero per i neopatentati: per i conducenti con patente conseguita da meno di tre anni (termine esteso dalla stessa Legge 177/2024), il limite scende a 0,0 g/l. Qualsiasi valore rilevato sopra lo zero configura un’infrazione.
Guida sotto stupefacenti
L’art. 187 del Codice della Strada è la norma più controversa introdotta dalla riforma del 2024. Prima della modifica, la sanzione per guida sotto l’effetto di stupefacenti richiedeva la prova dell’alterazione psicofisica del conducente al momento della guida. Con la Legge 177/2024, la positività al drug test — anche in assenza di qualsiasi sintomo di alterazione — è sufficiente a far scattare la sospensione della patente da uno a due anni.
In pratica: un conducente che abbia assunto sostanze stupefacenti nei giorni precedenti, e risulti positivo al test salivare o urinario pur essendo perfettamente lucido al volante, può subire la sospensione della patente. Questa impostazione ha sollevato un dibattito giuridico rilevante sulla sua compatibilità con i principi costituzionali di offensività e colpevolezza — un tema su cui è prevedibile che nei prossimi anni si formerà giurisprudenza significativa. La norma è in vigore e va applicata così com’è: la contestazione della sua legittimità costituzionale spetta ai giudici, non al conducente fermato.
Sosta vietata, ZTL e parcheggio disabili
Le infrazioni legate alla sosta irregolare restano tra le più diffuse nei centri urbani. Le sanzioni per sosta vietata variano in genere tra €42 e €173, con importi più elevati nelle aree disciplinate da segnaletica specifica o nelle zone rimozione.
Novità ZTL — regola anti-cumulo: con la Legge 177/2024, se un veicolo transita più volte nella stessa ZTL nella stessa fascia oraria, l’ente accertatore può elevare una sola sanzione — quella relativa all’infrazione più grave, aumentata di un terzo. La norma pone fine alla pratica, molto contestata, di notificare verbali separati per ogni singolo transito registrato dalle telecamere nella stessa giornata o nella stessa finestra temporale.
Parcheggio su stalli disabili: la Legge 177/2024 ha inasprito significativamente le sanzioni per chi occupa abusivamente gli spazi riservati ai titolari di contrassegno di disabilità. La sanzione sale a €165–€660, con rimozione forzata del veicolo in tutti i casi.
Patente a punti, sospensione e revoca
La patente a punti è uno degli strumenti più efficaci — e più fraintesi — del Codice della Strada. Non è una punizione in sé: è un meccanismo progressivo pensato per responsabilizzare il conducente, con un sistema di recupero che consente di ripartire da zero se si guida correttamente. Capire come funziona è essenziale, soprattutto dopo le modifiche introdotte dalla Legge 177/2024.
Come funziona la patente a punti
Ogni patente italiana nasce con un saldo di 20 punti. A ogni infrazione che prevede decurtazione, il saldo si riduce; se scende a zero, la patente viene ritirata e il conducente deve superare nuovamente l’esame di guida. L’art. 126-bis del Codice della Strada disciplina l’intero meccanismo.

| Infrazione | Punti decurtati |
|---|---|
| Uso del cellulare alla guida | 5 |
| Eccesso di velocità 11–40 km/h | 3 |
| Eccesso di velocità 41–60 km/h | 6 |
| Eccesso di velocità oltre 60 km/h | 10 |
| Sorpasso vietato | 6 |
| Mancato uso cinture di sicurezza | 5 |
| Mancato uso casco (moto/scooter) | 5 |
| Passaggio con semaforo rosso | 6 |
| Guida in stato di ebbrezza (fascia media) | 10 |
| Inversione di marcia in autostrada | 10 |
Recupero punti: chi mantiene un comportamento corretto per due anni consecutivi senza infrazioni che comportino decurtazione riacquista automaticamente 2 punti all’anno, fino a un massimo di 20. Chi scende sotto i 6 punti è obbligato a frequentare un corso di recupero presso scuole guida autorizzate: senza il corso, la patente viene sospesa.
Per verificare il proprio saldo punti in tempo reale è possibile accedere al Portale dell’Automobilista (MIT), il servizio online del Ministero delle Infrastrutture che consente anche di controllare la scadenza della patente, i fermi amministrativi e le revisioni del veicolo.
La nuova sospensione breve della patente — art. 218-ter
L’art. 218-ter è la novità più rilevante introdotta dalla Legge 177/2024 in materia di patente: un istituto completamente nuovo nel panorama normativo italiano, che affianca la sospensione ordinaria con una misura aggiuntiva a carattere immediato.
La sospensione breve si applica ai conducenti che, al momento dell’infrazione, hanno un saldo punti inferiore a 20 — ovvero praticamente chiunque abbia già subito almeno una decurtazione. La durata è di 7–15 giorni, che raddoppia a 30 giorni se l’infrazione è commessa in occasione di un incidente stradale.
Le infrazioni che attivano l’art. 218-ter includono: uso del cellulare alla guida, eccesso di velocità nelle fasce più gravi, guida in stato di ebbrezza nella fascia media, mancato rispetto dei segnali di precedenza e sorpasso vietato. In tutti questi casi, il conducente può trovarsi a scontare due sospensioni in sequenza: quella ordinaria prevista dalla norma specifica e quella breve aggiuntiva dell’art. 218-ter.
Per i neopatentati — ora definiti tali per i primi tre anni dal conseguimento della patente — la durata della sospensione breve è raddoppiata: da 14 a 30 giorni nella fascia ordinaria, fino a 60 giorni in caso di incidente. Una misura che riflette la logica complessiva della riforma: chi è ancora in fase di apprendimento stradale risponde in modo più severo agli stessi comportamenti.
Quando scatta la revoca della patente
La revoca è la misura più grave del sistema sanzionatorio: a differenza della sospensione — che è temporanea e consente di riprendere a guidare alla scadenza — la revoca impone al conducente di ricominciare dall’esame teorico e pratico, senza alcuna garanzia di esito positivo.
I casi in cui la revoca è prevista dal Codice della Strada aggiornato includono: recidiva nella guida in stato di ebbrezza nella fascia più grave entro il biennio, guida sotto stupefacenti con recidiva, abbandono di animali su strada che provochi la morte di persone, e omicidio stradale aggravato.
La fattispecie più severa introdotta dalla Legge 177/2024 è quella che i media hanno definito “ergastolo della patente”: chi viene condannato per omicidio stradale in stato di ebbrezza grave o sotto stupefacenti, se recidivo, subisce la revoca permanente senza possibilità di riottenere mai più il titolo di guida. Non si tratta di una sospensione a lungo termine, ma di una perdita definitiva.
La distinzione pratica tra sospensione e revoca è questa: la sospensione è una pausa, la revoca è un azzeramento. Chi subisce la revoca non “aspetta” — ricomincia da zero, con tutti i costi e i tempi che questo comporta.
Cosa fare quando si riceve una multa
Hai un verbale in mano. La prima reazione — pagare subito per chiuderla o ignorarla sperando che si prescriva — è quasi sempre quella sbagliata. Prima di fare qualsiasi cosa, è necessario leggere il verbale con attenzione e prendere una decisione consapevole. Esistono tre opzioni, ciascuna con vantaggi e rischi precisi.
Il framework decisionale: pago, aspetto o ricorro?

Opzione A — Pago entro 5 giorni (sconto del 30%)
Questa opzione è disponibile solo quando il verbale viene contestato immediatamente, cioè in presenza dell’organo accertatore su strada, e solo se il verbale stesso indica espressamente la possibilità dello sconto. In questo caso, pagare entro cinque giorni dalla contestazione consente di beneficiare di una riduzione del 30% sulla sanzione base. È la scelta che massimizza il risparmio economico, ma ha un costo implicito: il pagamento costituisce ammissione implicita della violazione e preclude qualsiasi ricorso successivo.
Opzione B — Pago entro 60 giorni (misura ordinaria)
Per le notifiche a distanza — le più comuni, recapitate per posta — il termine ordinario di pagamento è di 60 giorni dalla data di notifica del verbale. Pagare entro questo termine chiude la questione senza rischi: nessuna maggiorazione, nessun procedimento esecutivo. È la scelta consigliata quando non esistono motivi solidi per contestare il verbale o quando l’importo non giustifica il tempo e l’incertezza di un ricorso. Risposta diretta: entro quando si deve pagare una multa? Cinque giorni per lo sconto del 30% (solo in caso di contestazione immediata con indicazione espressa), 30 giorni se indicato sul verbale, 60 giorni come termine ordinario dalla notifica.
Opzione C — Ricorso
Il ricorso è la scelta giusta quando esistono motivi fondati — notifica fuori termine, vizi formali, autovelox non omologato — o quando l’importo della sanzione è elevato e vale la pena verificare la solidità del verbale. Attenzione però a una differenza critica tra i due percorsi disponibili: il ricorso al Prefetto, se rigettato, produce un’ordinanza-ingiunzione con una sanzione pari ad almeno il doppio del minimo edittale, più le spese del procedimento. Il ricorso al Giudice di Pace, invece, non ha questo rischio: anche in caso di sconfitta, il giudice può applicare la sanzione minima prevista dalla norma. Questa asimmetria è la regola pratica più importante da tenere a mente prima di scegliere la via del ricorso.
Notifica e termini: quando la multa è già prescritta
Molti conducenti confondono due concetti distinti, che hanno conseguenze pratiche molto diverse.
1. Notifica fuori termine (90 giorni)
Il Codice della Strada impone che il verbale venga notificato al trasgressore entro 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione. Se la notifica avviene oltre questo termine, il verbale è nullo e non va pagato. Per verificarlo, è necessario confrontare la data di accertamento riportata sul verbale con la data di notifica — quella in cui il verbale è stato effettivamente ricevuto, non quella in cui è stato emesso o spedito. Sono date spesso diverse, e la distinzione è decisiva. Se la notifica è fuori termine, si tratta del motivo di ricorso con il più alto tasso di successo: oggettivo, verificabile, non soggetto a interpretazione.
2. Prescrizione quinquennale
La prescrizione di cinque anni riguarda le sanzioni già iscritte a ruolo — cioè le multe non pagate che sono passate al recupero coattivo tramite agente della riscossione. Non è un motivo per ignorare una multa appena ricevuta: una sanzione notificata regolarmente nei termini deve essere pagata o contestata. Confondere prescrizione e notifica fuori termine è uno degli errori più comuni — e più costosi — che un automobilista possa fare.
Rateizzazione della sanzione — art. 202-bis
Chi si trova in una situazione di difficoltà economica può richiedere la rateizzazione della sanzione, a condizione che l’importo superi i €200 e che la richiesta venga presentata entro 30 giorni dalla notifica del verbale.
La domanda va inoltrata per iscritto all’ente che ha emesso il verbale: alla Prefettura se l’accertamento è stato effettuato da Polizia Stradale o Carabinieri, al Comune se l’organo accertatore è la Polizia Municipale. Il richiedente deve dimostrare il disagio economico, in genere attraverso la documentazione del reddito IRPEF.
Avvertimento critico: richiedere la rateizzazione equivale a rinunciare automaticamente al diritto di ricorso. Non è possibile chiedere di pagare a rate e contestare contemporaneamente il verbale: le due strade sono incompatibili. Prima di presentare la domanda di rateizzazione, è quindi necessario aver già valutato e scartato l’ipotesi del ricorso.
Come fare ricorso contro una multa
Decidere di contestare un verbale è una scelta che richiede metodo, non improvvisazione. Il sistema italiano prevede due percorsi alternativi — il ricorso al Prefetto e il ricorso al Giudice di Pace — con procedure, rischi e vantaggi molto diversi tra loro. Conoscerli nel dettaglio è la differenza tra un ricorso ben costruito e uno destinato a fallire ancora prima di essere esaminato.
Ricorso al Prefetto: procedura, termini e rischi
Il ricorso al Prefetto è la via amministrativa: non richiede un avvocato, è gratuito e si presenta direttamente all’organo accertatore o alla Prefettura competente per territorio — quella della provincia in cui è avvenuta l’infrazione.
Come presentarlo — passo per passo:
- Verificare che non sia trascorso il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica del verbale
- Redigere il ricorso su carta semplice, indicando: dati anagrafici completi, estremi del verbale (numero, data, organo accertatore), descrizione dell’infrazione contestata e motivi specifici del ricorso
- Allegare copia del verbale e tutta la documentazione a supporto dei motivi (es. screenshot della data di notifica, accesso agli atti per l’omologazione dell’autovelox)
- Spedire a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno all’ente accertatore oppure direttamente alla Prefettura; in alternativa, consegna a mano con protocollo
- Conservare la ricevuta di spedizione come prova del rispetto dei termini
Esiti possibili:
- Archiviazione: il Prefetto accoglie il ricorso, il verbale viene annullato integralmente — sanzione pecuniaria, decurtazione punti e sospensione incluse
- Ordinanza-ingiunzione: il Prefetto rigetta il ricorso e ingiunge il pagamento di una somma pari ad almeno il doppio del minimo edittale previsto per l’infrazione, più le spese del procedimento. A questo punto il conducente può pagare entro 30 giorni oppure presentare ricorso al Giudice di Pace entro lo stesso termine
Avvertimento fondamentale: pagare anche solo una parte della sanzione prima di presentare il ricorso equivale ad ammettere la propria responsabilità. Un pagamento parziale rende il ricorso inammissibile. Se si intende ricorrere, non si paga — neanche in acconto.
Ricorso al Giudice di Pace: procedura e differenze
Il ricorso al Giudice di Pace è la via giurisdizionale: è alternativo al ricorso al Prefetto — non è possibile percorrerli entrambi per la stessa multa in parallelo — ma può essere utilizzato anche dopo il rigetto del Prefetto, entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza-ingiunzione.
Il termine per presentarlo direttamente è di 30 giorni dalla contestazione o dalla notifica del verbale — la metà rispetto al Prefetto. Il ricorso va depositato fisicamente presso la cancelleria del Giudice di Pace del luogo in cui è avvenuta l’infrazione. Non è necessario un avvocato; chi si rappresenta da solo deve però dichiarare un domicilio nell’area di competenza del GDP per le comunicazioni processuali.
Il riferimento normativo è l’art. 7 del D.Lgs. 150/2011, che disciplina le opposizioni alle sanzioni amministrative. Per informazioni sulla procedura e sulle cancellerie competenti è possibile consultare il Ministero della Giustizia – ricorso al Giudice di Pace.
Il vantaggio chiave del GDP rispetto al Prefetto: anche in caso di rigetto, il Giudice di Pace ha la facoltà di applicare la sanzione minima prevista dalla norma — senza il raddoppio automatico che invece caratterizza l’ordinanza-ingiunzione prefettizia. Chi perde davanti al GDP nella peggiore delle ipotesi paga il minimo edittale; chi perde davanti al Prefetto paga almeno il doppio del minimo.
I motivi di ricorso con più probabilità di successo
Non tutti i motivi di contestazione hanno lo stesso peso davanti a un giudice o a un Prefetto. Questi sono i cinque più efficaci, in ordine di solidità oggettiva.
1. Notifica oltre 90 giorni dall’infrazione
È il motivo con il tasso di successo più elevato in assoluto: oggettivo, documentabile, non soggetto a interpretazione discrezionale. Per verificarlo: confrontare la data dell’accertamento riportata sul verbale con la data di ricezione della raccomandata (il timbro postale sulla busta o la ricevuta di ritorno). Se tra le due date sono trascorsi più di 90 giorni, il verbale è nullo. Documentazione necessaria: busta originale della notifica con timbro postale, ricevuta di ritorno firmata.
2. Autovelox non omologato o non segnalato
Ogni apparecchio autovelox deve essere omologato dal Ministero delle Infrastrutture e sottoposto a taratura periodica — con frequenza trimestrale per i dispositivi fissi. Deve inoltre essere preceduto da adeguata segnaletica di preavviso. Per verificare l’omologazione: presentare una richiesta di accesso agli atti all’ente accertatore, chiedendo i certificati di omologazione e gli ultimi verbali di taratura. Se la documentazione è incompleta o l’omologazione risulta scaduta, il verbale è impugnabile con ottime probabilità di successo.
3. Vizi formali del verbale
Un verbale che contiene errori formali sostanziali può essere annullato indipendentemente dalla realtà dell’infrazione. I vizi più ricorrenti includono: dati anagrafici errati o mancanti, norma violata non indicata o indicata erroneamente, assenza di luogo, data od ora dell’accertamento, mancata identificazione dell’organo accertatore o dell’agente verbalizzante. Attenzione: non ogni errore formale è sufficiente — il vizio deve essere tale da rendere il verbale incomprensibile o da ledere concretamente il diritto di difesa.
4. Assenza o illeggibilità della segnaletica
Alcune infrazioni presuppongono l’esistenza di un segnale stradale: un limite di velocità, un divieto di sosta, una precedenza. Se il segnale non era presente, non era visibile (coperto da vegetazione, danneggiato, non illuminato di notte) o non era conforme alle norme tecniche del Regolamento di esecuzione, l’infrazione perde il suo presupposto. La documentazione più efficace è fotografica: immagini scattate subito dopo la contestazione, con data e ora registrate automaticamente dal dispositivo.
5. Errore nella lettura della targa
Con i sistemi autovelox automatizzati, la lettura ottica della targa può produrre errori, specialmente in presenza di targhe sporche, danneggiate o con caratteri simili (ad esempio “B” e “8”, “O” e “0”). Se il verbale riporta una targa che differisce — anche di un solo carattere — da quella del veicolo del ricorrente, o se il veicolo fotografato non corrisponde a quello intestato, il ricorso ha basi solide. Documentazione: libretto di circolazione, foto del veicolo.
Cosa succede dopo il ricorso
Dopo il rigetto del Prefetto: il conducente riceve l’ordinanza-ingiunzione e ha 30 giorni per pagare o per presentare ricorso al GDP. Se non fa nulla, la somma viene iscritta a ruolo e affidata all’agente della riscossione, con aggravio di interessi e spese.
Dopo il rigetto del GDP: è possibile ricorrere al Tribunale ordinario, ma in questo caso è necessaria l’assistenza di un avvocato. Il costo del procedimento — onorari più contributo unificato — rende questa strada conveniente solo per sanzioni di importo elevato o per principio.
Mancato pagamento senza ricorso: la multa non pagata entro i termini viene maggiorata, iscritta a ruolo e affidata alla riscossione coattiva. La Legge 177/2024 ha introdotto un tetto alla maggiorazione per ritardato pagamento: non può superare i tre quinti della sanzione originale, un limite che prima non esisteva e che riduce parzialmente il rischio di lievitazione incontrollata del debito.
Ricorso accolto: l’annullamento è totale — vengono cancellati la sanzione pecuniaria, la decurtazione dei punti e qualsiasi misura accessoria (sospensione, fermo del veicolo). I punti eventualmente già decurtati vengono reintegrati.
Le novità del Codice della Strada 2025: cosa è cambiato davvero
Il 14 dicembre 2024 è entrata in vigore la Legge 177/2024, la riforma più ampia del Codice della Strada degli ultimi vent’anni. Per chi guida ogni giorno, il cambiamento non è teorico: riguarda le sanzioni che si rischia, i limiti a cui si è soggetti e i diritti che si possono esercitare. Ecco cosa è cambiato davvero, senza allarmismi e senza semplificazioni.
- Periodo neopatentati esteso da 1 a 3 anni, con nuovi limiti di potenza
- Monopattini elettrici: targa, casco e assicurazione obbligatori
- Abbandono di animali su strada: nuove fattispecie penali collegate all’omicidio stradale
- Autovelox: omologazione rafforzata e regola anti-cumulo
- Alcolock obbligatorio per i recidivi dell’ebbrezza
- Art. 218-ter: nuova sospensione breve per chi ha meno di 20 punti
- Tetto alle maggiorazioni per ritardato pagamento
Neopatentati: tre anni di restrizioni e nuovi limiti di potenza
La Legge 177/2024 raddoppia il periodo di restrizioni per i neopatentati: da uno a tre anni dal conseguimento della patente di categoria B. È una delle modifiche con impatto più diretto sulla vita quotidiana di centinaia di migliaia di giovani conducenti ogni anno.
I nuovi limiti di potenza consentiti durante il periodo di restrizione sono stati ridefiniti: massimo 75 kW per tonnellata di peso del veicolo e massimo 105 kW totali. Rispetto alla normativa precedente, questa formulazione permette di guidare un numero maggiore di auto di media cilindrata — incluse molte berline familiari — che prima erano precluse ai neopatentati per via del rapporto peso/potenza. Non è quindi un inasprimento assoluto, ma una ricalibrazione più razionale dei limiti.
Sul fronte alcolometrico, la tolleranza rimane a 0,0 g/l: qualsiasi valore rilevato sopra lo zero configura un’infrazione, indipendentemente dai sintomi. La sospensione breve prevista dall’art. 218-ter, per i neopatentati, viene raddoppiata rispetto ai conducenti ordinari. Il periodo di tre anni, infine, va raddoppiato a sei in caso di sospensione della patente durante il primo triennio — una norma che prolunga automaticamente le restrizioni per chi commette infrazioni gravi nelle fasi iniziali della propria storia di guida.
Monopattini elettrici: targa, casco e assicurazione obbligatori
La Legge 177/2024 porta a compimento una regolamentazione attesa da anni, introducendo per i monopattini elettrici tre obblighi che li avvicinano sul piano normativo agli altri veicoli a motore.
Dal 14 dicembre 2024 ogni monopattino elettrico in circolazione deve essere dotato di contrassegno identificativo (targa), il conducente deve indossare il casco protettivo e il veicolo deve essere coperto da assicurazione RC. Le sanzioni per chi non rispetta questi obblighi sono:
- Contrassegno mancante: €100–€400
- Guida senza casco: €50–€250
- Circolazione senza assicurazione: €100–€400
Il limite di velocità rimane fissato a 20 km/h; la circolazione su marciapiedi e su autostrade è vietata. Una nota di onestà: al momento dell’entrata in vigore della legge, alcuni decreti attuativi necessari per l’implementazione operativa del sistema di targatura erano ancora in attesa di pubblicazione. La norma è vigente, ma la sua piena applicabilità pratica è soggetta all’emanazione dei provvedimenti attuativi da parte del Ministero delle Infrastrutture.
Abbandono di animali e omicidio stradale: le nuove fattispecie penali
Una delle novità più discusse della Legge 177/2024 riguarda l’abbandono di animali su strada, elevato per la prima volta a fattispecie con conseguenze penali dirette sul titolo di guida.
Chi abbandona un animale su una strada o in prossimità di essa è soggetto alla sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno. Se l’animale abbandonato provoca un incidente stradale con feriti o vittime, si applicano le stesse aggravanti previste per l’omicidio stradale e le lesioni gravi stradali: fino a 7 anni di reclusione se dall’incidente deriva la morte di una persona. La norma estende in modo significativo il perimetro applicativo dell’omicidio stradale, che fino al 2024 era circoscritto alla condotta diretta del conducente.
Questo intervento normativo riflette una tendenza più ampia: la progressiva penalizzazione dei comportamenti che mettono a rischio la sicurezza stradale in modo indiretto, non solo attraverso la guida negligente o colposa.
Autovelox: omologazione, segnalazione e sanzioni anti-cumulo

La Legge 177/2024 interviene sugli autovelox su tre fronti distinti, con impatti sia sulle sanzioni che sui ricorsi.
Omologazione e taratura rafforzate: ogni dispositivo autovelox fisso deve essere omologato dal Ministero delle Infrastrutture e sottoposto a controllo trimestrale obbligatorio. La riforma rafforza i controlli sui certificati di taratura e li rende più facilmente accessibili tramite richiesta di accesso agli atti — uno strumento che i conducenti possono utilizzare per verificare la regolarità dell’apparecchio prima di presentare ricorso.
Segnaletica di preavviso obbligatoria: la presenza di un autovelox fisso o mobile deve essere segnalata con apposita cartellonistica a distanza adeguata. L’assenza di segnalazione è motivo di ricorso con buone probabilità di successo.
Regola anti-cumulo — la novità più rilevante per chi guida spesso: se più rilevazioni dello stesso autovelox — o di autovelox diversi dello stesso ente, sullo stesso tratto — registrano infrazioni nella stessa finestra temporale, si applica una sola sanzione, corrispondente alla violazione più grave maggiorata di un terzo. Questa norma pone fine a una pratica molto contestata: la notifica di verbali multipli per lo stesso passaggio su tratte attrezzate con postazioni ravvicinate. Chi ha già ricevuto due o più multe dallo stesso autovelox nella stessa ora può verificare se ha diritto all’applicazione della regola anti-cumulo — e, in caso affermativo, contestare le sanzioni in eccesso tramite ricorso.
Per ricapitolare
Il Codice della Strada è un testo complesso, ma non indecifrabile. La Legge 177/2024 ha certamente inasprito le sanzioni su alcuni fronti — cellulare alla guida, stupefacenti, recidiva nell’ebbrezza — ma ha anche introdotto strumenti di tutela che prima non esistevano: il tetto alle maggiorazioni per ritardato pagamento, la regola anti-cumulo per autovelox e ZTL, la sospensione breve come alternativa alla sospensione ordinaria prolungata. Conoscere queste norme non significa cercare scappatoie: significa esercitare i propri diritti in modo consapevole.
Se hai ricevuto una multa, la prima cosa da fare — prima ancora di valutare se ricorrere — è verificare la data di notifica. È lo strumento più potente e più sottovalutato a disposizione di qualsiasi automobilista: gratuito, oggettivo, e con un tasso di successo molto alto quando il termine dei 90 giorni non è stato rispettato. Solo dopo questa verifica ha senso chiedersi se pagare, rateizzare o contestare. E se si decide di contestare, la scelta tra Prefetto e Giudice di Pace non è indifferente: i rischi in caso di sconfitta sono molto diversi, e vale la pena capirli prima di muoversi.
Questa guida è il punto di partenza del cluster tematico sulla circolazione stradale di DossierItalia.com. Nei prossimi articoli approfondiremo singoli temi con lo stesso approccio: ricorso contro l’autovelox passo per passo, gestione pratica della patente a punti, cosa fare dopo una sospensione. Tienila tra i preferiti: le norme cambiano, e questa pagina viene aggiornata. Nel frattempo, la prossima volta che ti trovi un verbale in mano, sai da dove cominciare.

Analizza i temi legati alla mobilità, al territorio e alle infrastrutture, osservando le differenze tra città, aree locali e contesti urbani in trasformazione.

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