Congedo di paternità obbligatorio 2026: giorni, indennità e domanda INPS
Chi sta per diventare padre nel corso del 2026 si trova di fronte a una normativa che, rispetto agli anni precedenti, ha guadagnato qualche precisazione utile ma non ha stravolto l’impianto di base. Il congedo di paternità obbligatorio 2026 resta uno strumento distinto dal congedo parentale, con regole proprie su durata, indennità e modalità di richiesta, e continua a generare confusione proprio perché i due istituti vengono spesso cercati insieme dai neo-genitori.
La differenza sostanziale è questa: il congedo di paternità obbligatorio è un diritto autonomo del padre lavoratore dipendente, riconosciuto in occasione della nascita, dell’adozione o dell’affidamento di un figlio, indipendentemente da quanto la madre decida di fare con la propria maternità. Il congedo parentale, invece, è condiviso tra i due genitori e si estende su un arco temporale molto più ampio, fino ai dodici anni di vita del bambino secondo le regole ordinarie, con l’estensione a 14 anni introdotta per specifiche situazioni. Chi vuole approfondire quest’ultimo aspetto può consultare la guida al congedo parentale 2026 pubblicata su questo sito.
Quanti giorni spettano di congedo di paternità obbligatorio nel 2026
La misura standard prevede dieci giorni lavorativi di congedo obbligatorio, da utilizzare anche in modo non continuativo entro i primi cinque mesi di vita del figlio. Il termine dei cinque mesi decorre dalla nascita, ma vale anche per adozioni e affidamenti, con decorrenza dall’ingresso del minore in famiglia.
La novità che riguarda il 2026 interessa il parto plurimo: in caso di nascita di due o più gemelli, il numero di giorni non raddoppia semplicemente per convenzione burocratica, ma viene riconosciuto un aumento specifico che porta la durata complessiva a venti giorni. Si tratta di un adeguamento che tiene conto del carico organizzativo e assistenziale oggettivamente diverso che comporta l’arrivo simultaneo di più figli, e che finora non era stato trattato con la stessa chiarezza nelle circolari applicative degli anni scorsi.
I giorni possono essere goduti anche durante il periodo di congedo di maternità della madre: le due misure non si escludono a vicenda, perché rispondono a finalità diverse e sono entrambe pensate per garantire la presenza di entrambi i genitori nelle prime settimane di vita del bambino.
Indennità e retribuzione durante il congedo
Per tutta la durata del congedo di paternità obbligatorio, il lavoratore ha diritto a un’indennità pari al 100% della retribuzione media giornaliera. Questo è uno degli elementi che distingue nettamente l’istituto dal congedo parentale, dove l’indennizzo è calcolato in percentuale variabile e spesso inferiore alla retribuzione piena, salvo le mensilità agevolate introdotte dalle ultime riforme.
L’indennità è erogata direttamente dal datore di lavoro, che poi la recupera tramite conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, oppure, nei casi previsti, viene corrisposta direttamente dall’Istituto. Il periodo di congedo è comunque coperto da contribuzione figurativa, quindi non incide negativamente sulla posizione previdenziale del lavoratore né sul calcolo della futura pensione.
Un aspetto che genera spesso richieste di chiarimento riguarda i lavoratori con contratti atipici o discontinui: il diritto al congedo di paternità obbligatorio spetta ai dipendenti, pubblici e privati, indipendentemente dal tipo di contratto, purché sussista un rapporto di lavoro subordinato attivo al momento della fruizione.
Come presentare la domanda all’INPS
La domanda va presentata attraverso il portale telematico dell’INPS, utilizzando le credenziali SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendosi a un patronato o al Contact Center dell’Istituto. È necessario indicare la data presunta o effettiva del parto, il periodo di fruizione scelto e i dati del datore di lavoro, che a sua volta deve essere informato con un preavviso di almeno cinque giorni rispetto alla data di inizio del congedo, salvo casi di urgenza legati al parto stesso.
La procedura non richiede il consenso o l’accordo della madre, trattandosi di un diritto autonomo e non trasferibile del padre. Va segnalato che il mancato utilizzo dei giorni entro la finestra dei cinque mesi comporta la perdita del diritto per quell’anno, senza possibilità di recupero successivo: un dettaglio che spesso sfugge a chi organizza le proprie ferie o i turni di lavoro senza tenere conto di questa scadenza.
Per i lavoratori domestici, agricoli e per alcune categorie di collaborazione, le modalità di calcolo dell’indennità e di presentazione della domanda seguono regole specifiche, disponibili nelle circolari dedicate dell’INPS, che è consigliabile consultare direttamente prima di procedere, soprattutto in presenza di rapporti di lavoro discontinui nell’anno precedente alla nascita.
Congedo di paternità e altre misure per la famiglia nel 2026
Il congedo di paternità obbligatorio si inserisce in un pacchetto più ampio di sostegni destinati alle famiglie con figli, che nel 2026 comprende anche l’assegno unico, i cui importi sono stati aggiornati e restano legati agli scaglioni ISEE. Chi si appresta a diventare genitore per la prima volta si trova spesso a dover gestire in parallelo la richiesta di più prestazioni, ognuna con scadenze e modalità di presentazione distinte.
Va inoltre ricordato che le misure a sostegno della genitorialità sono oggetto di revisione quasi annuale: la Legge di bilancio 2027, di cui si conoscono già le prime anticipazioni su Irpef e bonus famiglie, potrebbe modificare ulteriormente importi o durate a partire dall’anno successivo. Per questo motivo è utile verificare periodicamente le comunicazioni ufficiali dell’INPS, piuttosto che affidarsi a informazioni raccolte in momenti diversi e potenzialmente superate.
Resta il fatto che, tra tutte le misure di conciliazione vita-lavoro pensate per i neo-genitori, il congedo di paternità obbligatorio è quella che offre la tutela economica più solida, proprio perché garantisce la retribuzione piena senza le riduzioni percentuali che caratterizzano altre forme di congedo. Un dato che pesa nelle scelte pratiche di molte coppie, chiamate a decidere in poche settimane come distribuire tra loro i periodi di assenza dal lavoro subito dopo la nascita.
C’è però un punto su cui la normativa continua a lasciare margini di incertezza: cosa succede quando il rapporto di lavoro del padre cambia datore proprio a ridosso della nascita, o quando si sovrappongono più eventi familiari nello stesso anno solare. Casi non frequentissimi, ma nemmeno così rari da poter essere ignorati da chi pianifica in anticipo l’organizzazione familiare dei mesi successivi al parto.

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